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Testamento di Ainardo

Il Palio di S.Martino

Ainardo, da tempo ammalato, sente avvicinarsi la sua fine terrena così che il 20 maggio del 1346 in Serravalle lascia alla storia un ultimo atto ufficiale: il suo testamento.
Questo documento, come la pergamena di Beneficio a favore della chiesa di Santa Orsola, può definirsi un altro pozzo di informazioni indirette.  A nostro avviso oltre a confermare l'articolata struttura sociale cadorina medievale ci indica una traccia dell'Ainardo uomo capace di donare ricchezze affinchè fossero di aiuto per le famiglie di Vigo, Laggio, Pelos e Salagona (evidente agglomerato urbano ancora separato dalla odierna Laggio) come pure alle varie chiese da Pieve ad Auronzo. Definirlo oggi un benefattore forse, con le poche notizie in nostro possesso, è eccessivo ma certo ha saputo quantomeno al termine della sua vita terrena farne un buon uso. Altro dettaglio che giunge a noi con questo documento riguarda la servitù a suo servizio e in particolare dei due famuli(*), Margherita detta Verre e Filippo detto Sbeciai, che forse più di altri hanno saputo condividere molte vicende della sua vita, donando 10 libbre alla prima e 50 libbre al secondo di denari piccoli veneziani. Per tutto il resto lasciamo al lettore scoprire ogni altro aspetto dei contenuti del Testamento di Ainardo.

(*) Il famulo è una figura antichissima, ormai scomparsa, che ha segnato profondamente la struttura della famiglia.
Nelle corti feudali i famuli (o famigli) mantenevano un'importanza capitale e spesso erano perfino nobili che si mettevano al servizio del feudatario - in pratica, figli adottivi.


TESTAMENTO DI AINARDO
(Bibl.Storica Cadorina, don Pietro Da Ronco, vol.1° pg.774 e seg.)


In nome di Cristo amen. Nello stesso anno della natività del Signore 1346, indizione quattordicesima, giorno 20 del mese di maggio. Serravalle nella casa dell'infrascritto testatore (Ainardo), presenti magistro (maestro, persona competente)  Pietro Paolo Fisico (medico) figlio del q. (fu) D. (Dominus) Bonaguro de Concello della città di Belluno, che ora abita a Serravalle, magistro Marco Fisico figlio q. magistro Michele de Tovena Val Mareno, Ricardo fratello del magistro Marco e figlio di q. magistro Michele de Tovena, magistro Mundo apotecario (farmacista, erborista) figlio q. Bavere de Salga de Ceneda, che ora abita a Serravalle, Gerardo de Laduna da Serravalle, Giacomo detto calegario (calzolaio) de Runcho da Serravalle, Lencio figlio di ser Antonio de Muiano distretto di Feltre che ora abita in Pieve di Cadore, Gerardino de Panciera da Serravalle e altri molti testimoni specialmente chiamati allo scopo e richiesti dall'infrascritto testatore.
Se anche incerta e dubbia (è) l'ora della morte, deve sempre esistere sospetto nell'animo prudente:   tuttavia nell'imminente debolezza fisica temendo lo stesso grande evento e relativamente alle disposizioni dei beni temporali ( affinché non avvenga che il padre di famiglia muoia senza testamento) allora il perseguirlo è fondamentale: di conseguenza D. Ainardo q. D.Odorico di Vigo di Cadore malato nel corpo tuttavia con mente sana e sobria procurò di fare disposizione di tutti i suoi beni per diritto o piuttosto per testamento scritto in questo modo.
Per prima cosa certamente prescrisse volle e ordinò, se capitasse di morire per l'infermità, il suo corpo deve essere seppellito nel cimitero della Pieve di S.Andrea di Bigoncio di Serravalle, con questa condizione, che il suo corpo venga posto nella cassa bene incerata, spadadrapata ( foderata da tessuto imbevuto con sostanze medicamentose) e chiusa e quando la chiesa di sant'Orsola posta nella Villa di Vigo di Cadore, che fece costruire e edificare sarà consacrata, subito dovrà essere rimossa dal detto cimitero di S.Andrea e dovrà essere portata e seppellita nella detta Sant'Orsola. Nello stesso modo legò (riservò) e lasciò in eredità 10 libbre di denari piccoli veneziani a qualunque Pievano della detta Pieve di S.Andrea per le messe e le orazioni celebrate a suffragio dell'anima dello stesso testatore. Nello stesso modo riservò e lasciò in eredità 10 libbre di denari piccoli veneziani alla Luminaria (fabbriceria) della detta chiesa di S.Andrea di Bigoncio di Serravalle per l'anima del testatore. Nello stesso modo riservò e lasciò in eredità parte dei suoi beni che soddisfino e assolvino (l'impegno) a disposizione del Presbitero e degli uomini che prenderanno parte con lo stesso alla rimozione del suo corpo dal detto cimitero della pieve di S.Andrea e portato alla chiesa della predetta Sant'Orsola, come i suoi infrascritti eredi decentemente e convenientemente decideranno.  Nello stesso modo il detto testatore per la sua anima riservò e lasciò in eredità alla chiesa di Sant'Orsola di Vigo tutte le sue decime che ha nel Regolato di Oltrepiave (inteso territorio di Vigo, Laggio, Pelos e Salagona) di Cadore cominciando dal vertice di Vigo di Cadore dal luogo che dicono Bevorcha passando per via Vigo e Laggio superiore fino al rio di Laggio verso mezzogiorno. Nello stesso modo il detto testatore riservò e lasciò in eredità a suffragio della sua anima tutte le sue decime che ha nel detto Regolato della detta via inferiore verso S.Daniele in galea ( Cialea) e nel detto territorio alla Luminaria della chiesa di S.Orsola così che i giurati pro tempore di detta chiesa devono raccogliere e procurarsi dette decime e dispensarle e distribuirle alla fabbriceria predetta.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità uno stablirum (stalla-fienile) col suo prato circostante ubicato a Zovo di Costa di Cadore e tutti i prati ubicati nello stesso luogo ai fratelli Zanetto, Otto, Gerardo e Jacobo q. ser Bentivegna de Piazza di Vigo di Cadore.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità un suo fienile con un prato ubicato in Oltrepiave di Cadore, nel luogo chiamato Tabladum (Tabià) di sotto chiesa, ai sopraddetti fratelli Zanetto, Otto, Gerardo e Jacobo.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità un appezzamento di terra con sopra una casa ubicata nel Regolato di Oltrepiave di Cadore, nel luogo detto Piano di Borcha con terreno stimato di sette iugeri, ai fratelli Zanetto, Otto, Gerardo e Jacobo.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità una sua casa con prato confinante, ubicata nel Regolato di Oltrepiave di Cadore, nel luogo chiamato Crepe, a Zanetto, figlio q. Bentivegna de Piazza di Vigo di Cadore.
Allo stesso modo il detto testatore riservò e lasciò in eredità a suffragio della sua anima una sua stalla-fienile ubicata nel Regolato di Oltrepiave di Cadore, nel luogo chiamato Valpikino in Muris, il cui prato ha e possiede pro indiviso con i fratelli Odorico e Cadorino q. Giovanni di Vigo e col figlio di Domenico fratello dei detti Odorico e Cadorino, ai predetti Odorico e Cadorino e al figlio di Domenico.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità una sua stalla-fienile ubicata nel detto Regolato, nel luogo che chiamano Tablanuovo (nuovo tabià) presso il luogo De Muris, ai predetti Odorico e Cadorino e al figlio di Domenico.
Allo stesso modo riservò e lasciò il suo territorio ubicato nel sopra detto Regolato, nel luogo chiamato Sopra via Crucis di Vigo con tutta la terra arabile, la vara (appezzamento prativo da fieno) e il roiatus pure in detto luogo, che è possibile stimare in un iugero e una terra (marendera), ai predetti Odorico e Cadorino e al figlio di Domenico.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità un suo appezzamento di terra ubicato nel detto Regolato, nel luogo che chiamano Malavescho di Vigo al di qua della via Pritene verso Vigo con la stima di un iugero, ai predetti Odorico e Cadorino e al figlio di Domenico.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità un suo pezzo di terra stimabile in un iugero di terra arabile ubicata nel detto Regolato, nel luogo chiamato Pritene, a Odorico e Cadorino e al figlio di Domenico detto prima.
Allo stesso modo il detto testatore riservò e lasciò in eredità a suffragio della sua anima una stalla-fienile ubicata nel Regolato di Oltrepiave di Vigo nel luogo che chiamano Stablirum de Treto, a Ottone di Bevorcha figlio q. Pietro di Vigo di Cadore e a Pietro figlio q. Zanone fratello del detto Ottone.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità una sua pezza di terra arabile ubicata nel detto Regolato, nel luogo che chiamano Sotto Braido, stimabile in un iugero, ai predetti Ottone e Pietro.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità un appezzamento di terra con il prato e gli alberi posti nelle vicinanze ubicati nel detto Regolato in Cortina di Vigo, stimati in due iugeri di terra, ai predetti Ottone e Pietro.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità un pezzo di terra ubicato nel detto Regolato stimato una marendera , ai predetti Ottone e Pietro.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità una stalla-fienile giacente nel Regolato di Oltrepiave di Cadore, nel luogo che chiamano Muris a Candolia di sopra, al figlio di Gidino e a Zanuto di Vigo, e a Margherita sorella dei detti Gidino e Zanuto.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità un suo appezzamento di terra cum braido di calia, stimabile più di due iugeri, ubicato nel detto Regolato, al predetto figlio q. Gidino, a Zanuto e alla detta Margherita.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità un pezzo di terra ubicato nel detto luogo, oltre via, opposto al predetto appezzamento (di cui sopra), stimabile un iugero, al detto figlio q. Gidino, a Zanuto, e alla detta Margherita.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità due suoi pezzi di terra ubicati nel detto Regolato, nel luogo chiamato A Traversada stimabile una (marendera), al predetto figlio q. Gidino, a Zanuto e alla detta Margherita.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità una sua stalla-fienile giacente nel Regolato di Oltrepiave di Cadore, nel luogo chiamato Muris che fu Candolia di Sotto, a Pietro q. Arnolfo di Vigo di Cadore e ai figli q. Corradino fratello del detto Pietro.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità un pezzo di prato ubicato nel detto Regolato nel luogo chiamato Valle sotto Villa di Vigo, ai predetti Pietro e ai figli q. Corradino.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità tutta la sua terra ubicata nel detto Regolato, nel luogo chiamato Laguna (farujam) posta in un pezzo di terra stimabile in due iugeri, al predetto Pietro e ai detti figli q. Corradino.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità un suo territorio giacente nel detto Regolato, nel luogo che chiamano Palotum stimabile un iugero di terra ai predetti Pietro e ai figli q. Corradino.
Allo stesso modo il detto testatore riservò e lasciò in eredità una sua stalla- fienile giacente nel Regolato di Oltrepiave di Cadore, nel luogo detto Antoia, a Bentevegna q. Zanuto di Auronzo di Cadore.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità una sua pezza di terra giacente nel detto Regolato, nel luogo che chiamano Caminum stimabile in un iugero di terra al Bentevegna predetto a questa condizione, che né il Bentevegna né i suoi eredi possano in alcun modo alienare la stalla-fienile e il pezzo di terra; dovranno sempre trasmettere ai futuri eredi maschi, se non ci saranno eredi maschi i beni devono passare in possesso alla fabbriceria della chiesa di sant’Orsola di Vigo di Cadore a suffragio del testatore e conservati per la sua memoria in perpetuo.
Allo stesso modo il testatore riservò e lasciò in eredità una pezza di terra giacente nel Regolato di Oltrepiave di Cadore, nel luogo che chiamano Braido de Angeron stimabile un iugero di terra, alla fabbriceria della chiesa di sant’Orsola di Vigo di Cadore.
Allo stesso modo il detto testatore riservò e lasciò in eredità tutti i suoi mansi, terre e possedimenti
ubicati a Forni di Sopra (in Andrazza di Forni di Sopra tre masi e una stalla-fienile, cinque campi, tre campi, un prato) a Jachella figlio di Alfredo di Crona ducato di Carinzia con questa condizione: se il detto Jachella morirà senza figli i predetti mansi, terre e possedimenti pervengano e debbano pervenire alla fabbriceria di sant’Orsola. Lo stesso modo se il detto Jachella arriverà alla dignità di presbitero, (il testatore) ordinò che la detta chiesa di sant’Orsola sia in protezione e cura al detto Jachella e lo stesso dovrà celebrare e percepire usufrutto di tutto quanto il testatore riservò, dotò e diede alla chiesa quando la costruì e la fece edificare, per tutto il tempo della sua vita.
Allo stesso modo riservò e diede in eredità dieci libbre di denaro piccolo veneziano a qualunque fogo (nucleo famigliare) o massaricia (manso?) in Oltrepiave di Cadore permanenti nelle ville di Laggio, Vigo, Pelos e Salagona e per le disposizioni del predetto legato testamentario affinché sia solvibile attraverso i suoi eredi riservò e diede in eredità il denaro che deve avere da Odorico officiale di Lorenzago e da Odorico de Ciano da Pelos.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità venti soldi piccoli alla chiesa di Santa Maria di Pieve di Cadore.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità dieci soldi piccoli a qualsiasi chiesa posta in Cadore da Pieve di Cadore fino ad Auronzo e in Auronzo.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità cinquanta libbre di denaro piccolo veneziano e un suo roncinum rubeum (cavallo da soma rosso) droterium (a dote?) di Michelle sua famigliare.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità a suffragio della sua anima cinquanta libbre di denaro veneto piccole ad Antonia figlia di Margherita de Mare sua nipote cun nubet et virum accipiet (per quando prende marito).
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità quattro dei suoi buoi a Bentevegna figlio di Margherita de Mare al quale, se non può avere i buoi, riservò cinquanta libbre di piccoli.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità cinquanta libbre di piccoli a  Altedona figlia di Plasenca di Pieve di Cadore sua nipote cun nubet et virum accipiet .
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità dieci libbre di piccoli a Margherita detta Verre sua serva. (famula)
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità cinquanta libre di piccoli a Filippo detto Sbeciai di Laggio di Cadore suo servo. (famulo)
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità il corrispettivo ai suoi infrascritti eredi per pagare tutti i suoi servi delle loro mercedi secondo quanto devono avere.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità cinquanta libbre di denaro piccolo a Beatrice figlia di Lencio figlio di ser Antonio de Miano per quando si sposa.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità due dei suoi buoi e una delle sue vacche che ha in casa ad Ainardo figlio di Ugolino di Vixago di Cadore.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità a Giovanni detto Rejo e a domina Francesca sua moglie  la liberazione e assolvimento di tutto quanto dovevano dare al signor Ainardo. (condonò i debiti)
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità una terra giacente al campo della pieve di Sant’Andrea di Serravalle nei pressi del cimitero della detta pieve stimabile in due iugeri, alla chiesa di Sant’Orsola di Vigo di Cadore.
Allo stesso modo riservò e lasciò in eredità un appezzamento di terra ubicato al ponte della Comare di Serravalle dritto verso Camisio de Mischo stimabile un iugero a questa condizione, se Alessandro di Glinoribo di Serravalle o Zanpaolo e Guecello suoi nipoti vogliono la detta terra in cambio con un’altra a valutazione del presbitero che allora sarà rettore di detta chiesa (S. Orsola) oppure secondo parola, licenza o decreto di alcun prelato, giudice o rettore possa fare permutazione se in miglioramento per detta chiesa; che il vino che si percepisce da detto appezzamento deve essere dato al detto presbitero per la celebrazione dei divini uffici e per il suo uso personale; e se detto vino sarà venduto o alienato, in tal caso il giurato di detta chiesa potrà prendere il vino e distribuirlo a favore della fabbriceria  e delle altre necessità a favore della chiesa di  Sant’Orsola secondo la maniera in cui egli ritenga migliore e utile.
Poi, tutti gli altri suoi beni mobili ed immobili, tanto presenti quanto futuri e ovunque posti, e tutti i diritti e le azioni di competenza, lasciò a Josto q. D. Odorico di Longareia distretto Carinzia e a donna Margherita sorella del detto Josto e moglie del detto testatore. Il detto testatore D. Ainardo  istituì (Josto e Margherita) suoi eredi uguali e a porzioni (dei beni) uguali, con questa condizione aggiunta (valida) solamente alla detta D.na Margherita, finché la stessa rimane vedova e casta e senza uomo….
(Seguono indicazioni e prescrizioni circa la eventuale perdita parziale o totale di eredità da parte di D.na Margherita nel caso si fosse risposata con o senza il consenso del fratello Josto e degli altri suoi fratelli ed individua l'hospitale Sancto Spirito in Roma quale ente arbitrale)
…E perciò il detto testatore comandò, volle e ordinò essere il suo ultimo testamento e la sua ultima volontà, vuole essere efficace secondo il diritto di testamento e se il diritto di testamento non vale e non varrà, o non valesse, o non potrà essere efficace, ordina che sia efficace e debba valere secondo il diritto delle singole condizioni testamentarie (codicillus); e se il diritto delle singole condizioni testamentarie non vale, o non varrà, o non valesse, o non potrà essere efficace, ordina che valga e debba essere efficace a nome della donazione e della presa di possesso in seguito a causa di morte e tutti gli altri modi e forme alle quali può e potrà essere efficace e osservato; il detto testatore che incarica, che ordina e che lascia in eredità a favore di tutte e ogni singola cosa lasciata in eredità e ordinata comanda di dare, assolvere ed eseguire da parte di tutti e qualunque suo erede ex (da) testamento, o da intestato, o in qualsiasi modo a sé succedente. (Qui sopra viene ribadito il concetto, con una complessa formulazione giuridica, che le volontà e i lasciti non sono impugnabili e devono essere rispettati così) Cassa e annulla ogni altro suo testamento e ogni altra sua volontà che avesse fatta e avesse ordinata prima affinché detto testamento, o condizione testamentaria, o donazione a causa di morte secondo la forma e la disposizione sopra scritta sia efficace al meglio e sia utile e affinché possa valere; e lo stesso testatore consegnò e concesse a me notaio infrascritto, nello stesso tempo, davanti ai testimoni, la potestà affinché l’opera (testamento) sia compilata attraverso il consiglio sapiente di adattare e correggere la scrittura di detto testamento, purché la volontà non venga mutata.
Io Francesco q. maestro Andrea da Serravalle notaio di autorità imperiale e richiesto dal signore e testatore di detto testamento a scrivere, scrissi e in forma pubblica redassi e posi il mio simbolo e nome.



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