Il borgo di Vigo - Sito ufficiale del Palio di San Martino in Vigo di Cadore

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Il borgo di Vigo

Chi e dove siamo

Con le frazioni di Laggio, Pelos e Pinié, Vigo occupa una posizione panoramica privilegiata a ridosso del monte Tudaio, ad un'altitudine di 951 metri s. l. m.; da lì ha inizio la suggestiva Val Piova che culmina a 1745 metri con l'altopiano di Casera Razzo: si tratta di un'ampia distesa di pascoli interrotta qua e là da malghe e baite, una pregiata meta turistica sia estiva che invernale. Durante la stagione fredda, l'altitudine appropriata consente un sempre abbondante innevamento e gli amanti dello sci e dello snowboard possono sfruttare nuovi ed efficienti impianti di risalita per praticare il loro sport preferito in uno scenario incantato. Non manca nemmeno un attrezzato percorso per lo sci da fondo.

Il nome di questa amena località alpina è di chiara origine romana: deriva infatti da "vicus" che in latino significa "villaggio"; la presenza dei Romani nei primi secoli dopo Cristo è infatti attestata da numerosi reperti archeologici.
Caduto l'Impero d'Occidente, terminate le successive scorribande di Ostrogoti, Bizantini, Longobardi e Franchi e finito il dominio di alcune Signorie, Vigo entrò stabilmente a far parte della Serenissima Repubblica di Venezia, della quale subì le alterne vicende; mantenne sempre, ciò nonostante, un'ampia autonomia legislativa, in armonia con lo Statuto della Comunità Cadorina approvata dal Doge.
Vigo fu capoluogo della Centuria d'Oltrepiave fino al 1797.
Nel territorio comunale ebbero luogo due episodi gloriosi dell'epopea risorgimentale: durante la rivolta del 1848 i cadorini fermarono l'invasione nemica a Razzo e si scontrarono con gli austriaci in un'aspra battaglia sul Mauria; nel 1866, ad armistizio già concluso, vi fu l'ultimo combattimento della III guerra d'indipendenza, nel corso del quale i cadorini sconfissero gli austriaci a Treponti.
Vigo ha raccolto le sue memorie nella ricca Biblioteca Storica Cadorina, fondata nel 1892 dallo storico Antonio Ronzon. La biblioteca ha sede nell'ex palazzo municipale ed è suddivisa in tre sezioni: la prima è costituita dall'archivio storico cadorino nel quale sono conservate centinaia di pergamene, stampe, manoscritti ed altri documenti di notevole interesse; la seconda sezione comprende la Biblioteca Cadorina nella quale si contano oltre tremilatrecento volumi riguardanti la storia dell'intero Cadore; la terza sezione, infine, è costituita dalla biblioteca generale.
Vigo vanta ben sette chiese: la più interessante è senza dubbio la chiesetta di S. Orsola, vero gioiello d'arte, fatta  costruire da Ainardo da Vigo nel 1344-45 e consacrata nel 1350. Fu fatta affrescare da Pandolfo di Lienz, secondo marito della vedova di Ainardo, Margherita di Leisach. Si ignora l'autore dei bellissimi affreschi della facciata, La Madonna e S. Cristoforo, e del ciclo di affreschi dell'interno (secc. XIV e XV) raffiguranti La vita di S. Orsola, la principessa britannica vissuta ai tempi di Diocleziano, uccisa dagli Unni a Colonia insieme allo sposo e ad undici compagne. La chiesetta ebbe in origine un solo altare ligneo a portelle del 1541 attribuito a Michael Parth; nel 1637 i fratelli Chiantre lo ricostruirono, conservando tuttavia il primo altare al suo interno.
Un'altra bella chiesetta medievale è quella di S. Margherita, in Salagona, che risale agli inizi del Trecento: è decorata all'interno da un ciclo di affreschi bizantineggianti che raffigurano Santi, Apostoli, Cristo in trono e Maria.
La chiesa parrocchiale di S. Martino, nella parte alta dell'abitato, fu ultimata nel 1559. Una chiesa di dimensioni più piccole fu edificata, in questo luogo, durante l'epoca dei Franchi che regnarono in Italia, sostituendosi ai Longobardi,  tra il 774 ed il 888 d.C.   Tale chiesetta, già allora dedicata al patrono dei Franchi  San Martino Vescovo di Tours, rimase semplice cappella dell'unica chiesa matrice: quella di Pieve di Cadore.
Il 21 marzo 1208 la chiesa di Vigo e le altre matrici del Cadore: Auronzo, Domegge, Valle, S.Vito, S.Stefano, Ampezzo (Cortina), iniziarono, attraverso il riconoscimento dei propri beni patrimoniali da parte del pievano Stefano di Pieve (atto rogato in Vicenza presso il notaio Benincasa), il processo d'autonomia in pieve autonoma che si concluse nel 1347 con la concessione del battistero da parte del patriarca Bertrando di S. Genesio. La sua giurisdizione religiosa comprendeva Vigo, Laggio, Pelos, Lorenzago e Lozzo                                                  
L'edificio, in stile tardo gotico montano, con le sue armoniose volte ascendenti è tipico della antica architettura sacra di queste vallate. Incorpora anche elementi di gusto romanico negli archi a tutto sesto culminanti in chiavi di volta a mascheroni. L'abside è rivolta ad est, verso il sole che nasce. La costruzione, datata 1559, si presentava a navata unica col campanile laterale. Nel 1599 fu edificato l'attuale campanile in tufo. Nel 1701 iniziarono i lavori di ampliamento che si conclusero nel 1718 mediante l'aggiunta delle due navate laterali. La chiesa ampliata fu consacrata (dedicata) dal patriarca Daniele Delfino (Dolfin) il 2 agosto 1745.
Iniziamo dal presbiterio: l'altare maggiore, costruito in marmo, è del 1813 opera di Pietro Andreis da Barcis (PN). Di notevole interesse,  per accuratezza formale, le statue laterali che rappresentano S.Giovanni Battista e S.Caterina d'Alessandria, compatroni della parrocchia. San Martino è riprodotto in scultura equestre nell'atto di donare il mantello ed è accostato alla parete absidale poco sotto la lunetta centrale. Le vetrate raffigurano S.Bernardino da Siena e S.Antonio Abate, patroni rispettivamente di Pelos e Laggio. Il coro in radica è del 1739. Sempre nel presbiterio due bellissime tele di grandi dimensioni, opere di Tomaso Da Rin Betta artista nato a Laggio e raffiguranti "Gesù in mezzo ai fanciulli" e la "Cacciata dei profanatori dal Tempio" (1880). L'altare ligneo per le celebrazioni eucaristiche (2002) è di Conrad Moroder, scultore gardenese di Ortisei (BZ), mentre l'ambone ligneo (2004) riprende lo stile secentesco della cattedra posta a metà navata. L'altare laterale di destra "del Crocefisso" è caratterizzato dalla pala lignea raffigurante "la Maddalena ai piedi della croce". E' opera magistrale di Valentino Panciera Besare detto il Besarel da Forno di Zoldo (BL). Collocata nel 1866 è considerata il capolavoro d'arte sacra del valente scultore bellunese. L'altare laterale di sinistra "della Madonna" conserva la statua lignea della "Beata Vergine del Rosario", opera di Carlo e Raffaele Piazza da Lorenzago, discepoli del Besarel. E' del 1899. Sopra la porta della sagrestia (in prossimità dell'altare del crocefisso) è collocata l'opera scultorea di Tommaso De Nicolò da Vigo del 1861, raffigurante i pievani Da Rù benemeriti per la loro attività caritativa. Alla sua destra il trittico, tempera  su tavola (1492) con le figure dei Santi Martino, Candido e Maurizio, attribuito ad Antonio Rosso da Tai. Nei pressi il busto bronzeo del Cardinal Giovanni Adeodato Piazza, nativo di Vigo. A circa metà navata principale l'antica cattedra "della dottrina". Da notare pure l'artistico lampadario di bronzo dorato in stile veneziano. E, alle pareti la Via Crucis, riproduzione in stampa su tela del ciclo pittorico di Giovanni Domenico Tiepolo (1749) i cui originali si trovano in S. Polo a Venezia. In prossimità dell'ingresso principale si trovano due altari minori: quello di destra dedicato a S.Giuseppe. La pala raffigura l'agonia del Santo ed è siglata Arsie P (1744) (Felice Arsiè da Longarone?).  L'altare di sinistra è dedicato ai SS. Rocco e Sebastiano. La pala raffigura i Santi con la Sacra Famiglia. E' di Tomaso Da Rin Betta (1894). In prossimità vi si trova l'interessante fonte battesimale in pietra scalpellata (1609), mentre il coperchio in ottone sbalzato  è d'artigianato trentino (1995). Sulla parete, poco sopra, una stampa su tela raffigura: Il battesimo di Cristo di Guido Reni (1622). Sulla parete di fondo (parete del portone d'ingresso) si possono ammirare due opere del '500: la decollazione di S.Giovanni Battista (1583) e S.Caterina d'Alessandria (1589) di Cesare Vecellio, cugino del noto Tiziano. Così pure sono di particolare interesse i confessionali restaurati e l'acquasantiera in marmo rosso di Erto, risalente al XVI secolo. L'organo Barbini  (1757) rinnovato da Aletti (1894), annoverato tra gli organi storici del Cadore, trova posto nella cantoria in stile barocco. E' strumento pregevole costruito "alla maniera antica" con 30 registri, tastiera di 58 note, pedaliera a leggìo di 21 pedali. Le canne del Barbini sono le più antiche residenti in Cadore. Il "Cristo Risorto" , olio su tela, XV stazione della Via Crucis, è opera del pittore cadorino Nazareno Corsini (2000). Di particolare ineteresse risultano le statue lignee colorate: il "Sacro Cuore" (2002) è d'artigianato gardenese della bottega di Albert Comploj, mentre il "San Martino vescovo" è opera dello scultore Helmut Perathoner di Ortisei (2003).
La chiesa della Beata Vergine della Difesa fu eretta nel 1512 per volontà della popolazione salvata dall'invasione di Massimiliano I. Bello il paliotto, opera lignea dei fratelli Chiantre, allievi del Comuzzo; sull'abside, un affresco del 1512 raffigura la Madonna in trono col Bambino; un altro raffigura la Resurrezione. Sono presenti anche alcune tele attribuite a Cesare Vecellio ed al Grassi.
Meritano, infine, una visita la chiesa di S. Daniele, quella di Pinié, la chiesa di Pelos dedicata a San Bernardino da Siena e la chiesa di Laggio il cui patrono è San Antonio Abate.
Tra i suoi concittadini illustri, Vigo ricorda Antonio Ronzon, il cardinale e patriarca di Venezia G.Adeodato Piazza, lo storico P. Da Ronco ed il pittore Tommaso Da Rin.

(da Cadore.com)


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