Il borgo di Lozzo - Sito ufficiale del Palio di San Martino in Vigo di Cadore

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Il borgo di Lozzo

Chi e dove siamo

L'etimologia del nome è ancora incerta: alcuni studiosi ritengono derivi da Lucius, nome di un tribuno romano stabilitosi nella zona; altri pensano che la radice sia la stessa della parola "luce", alludendo ai segnali luminosi emessi nella vallata in tempi remoti per allertare la popolazione all'arrivo del nemico; altri ancora scorgono una parentela con "luteum", luogo paludoso; non si esclude infine la possibilità che il nome derivi da "lucus", bosco. La storia di Lozzo è antichissima. Nella seconda metà del secolo scorso furono compiuti importanti scavi archeologici che portarono alla luce numerosi reperti grazie ai quali si potè ricostruire molta parte della storia del paese. Si tratta di tombe collocate in diversi strati del terreno, preromane quelle inferiori, romane le superiori; vari oggetti in bronzo e in ferro, elmi, spade, monete, fibbie ed un cippo funerario di ardesia con un'iscrizione venetica integra. Queste scoperte fanno pensare all'importanza militare delle locali vie di comunicazione e all'insediamento di una popolazione assai prima di qualunque presidio di difesa. Il clima, tra i più miti del Cadore, la fertilità del terreno e la ricchezza delle risorse idriche devono aver insieme contribuito a fare di Lozzo uno dei più antichi insediamenti di questa regione montana. Si hanno pochissime notizie del periodo che precede la fine del dominio dei Caminesi, tuttavia sappiamo che il paese subì, come tutto il Cadore, l'invasione di popolazioni straniere per molti secoli; ci è noto anche che Lozzo, facendo propri gli ordinamenti più confacenti alla gente del luogo, riuscì sempre a far prevalere il suo incontenibile spirito di indipendenza. Con l'avvento del cristianesimo il villaggio ebbe la sua chiesa titolata a San Lorenzo, sicuramente prima del 1226, cappella che dipendeva dalla pieve di San Martino. Nonostante il caminese Biaquino III avesse dato al Cadore, nel 1235, uno statuto generale, si rendeva lo stesso necessario codificare per ogni singola Regola (l'antica amministrazione dei beni comuni) ciò che la tradizione orale aveva tramandato per ciascun paese: fu così che, nel 1444, sotto il protettorato della Serenissima, Lozzo ebbe il suo primo Laudo (l'antico statuto), valido fino a qualche anno dopo la caduta di Venezia (1797).
Lozzo (750 metri circa s. l. m.), cinto da pascoli e boschi, è situato su un pendio che degrada dolcemente dall'altopiano di Pian dei Buoi, ai piedi del gruppo delle Marmarole. Di fronte, lo sovrasta il Cridola, mentre ad est svettano il monte Tudaio, il Crissin, lo Schiavon ed il Popera. È un paese ricco di limpide acque sorgive, abbellito da numerose fontane diventate una delle attrattive del Comune: in Piazza IV Novembre ce n'è attualmente una molto elegante, simile nel disegno a quella che si potè ammirare nella piazza di Pieve sino al 1880, quando al suo posto fu eretto il monumento a Tiziano. Un'altra bella fontana, costruita nel 1846, impreziosisce un angolo di Piazza P. F. Calvi. Meritano uno sguardo attento le numerose chiese. La ex parrocchiale, dedicata a san Lorenzo, esisteva già in dimensioni assai modeste nel 1226 come cappella della pieve di Vigo; fu rifatta nel 1460 e il campanile fu portato a termine dopo il 1493. Attualmente è stata trasformata in Auditorium. Distrutta dalle truppe di Massimiliano, fu ricostruita nel 1530 sul luogo dove si trova ora. Dopo aver subito un incendio nel 1612, la chiesa fu arricchita di preziosissime tele, di altari, di paramenti e oggetti sacri di vario genere, tanto da essere considerata fra le più ricche del Cadore; fra i tanti pittori che vi lavorarono, figura anche il cugino di Tiziano, Tommaso Vecellio (1587-1625), che nel 1618 vi dipinse il coro. La chiesa fu interamente riedificata nel 1732 sul progetto dell'architetto bellunese Domenico De Min , mentre il coro (1806) fu riproposto da Antonio Laguna di Lozzo. Quella parte del vistoso patrimonio artistico che non cadde nelle mani delle truppe di Napoleone, venne quasi totalmente divorata dalle fiamme nel 1867. Del secolo scorso era lo splendido altare in marmo che ora è sostituito da un esemplare in pietra, meno raffinato. Le due statue in legno di S. Lorenzo e Santo Stefano sono di G. B. De Lotto. L'altare di S. Croce, opera di Paolo Possamai da Solighetto, collocatovi nel 1912, possiede una delle ultime opere del pittore Tommaso Da Rin di Laggio. La chiesa di S. Rocco sorge dove una volta esisteva un modesto altare voluto dalla popolazione come atto di devozione al santo intercessore contro la peste. Al posto dell'altare venne poi costruito un tempietto nel 1620, distrutto dall'incendio del 1847. La chiesa venne riedificata dieci anni dopo su disegno dell'architetto bellunese Segusini, un po' più a nord della precedente. L'eleganza delle linee architettoniche contrasta con la nudità fredda delle pareti interne. L'altare di marmo bianco di Verona, con le colonne di broccatello rosso, possiede un'unica opera d'arte: un dipinto in tela raffigurante la Vergine con Gesù Bambino, attribuito a G. B. Vicari di Valle di Cadore. Il Santuario di Loreto si trova a circa un chilometro e mezzo da Piazza IV Novembre. Il corpo centrale della chiesa presenta reminiscenze trecentesche, ma l'edificio prese la forma attuale nel 1658. La sacrestia venne aggiunta dieci anni dopo e l'atrio nel 1785. All'interno vi sono un bellissimo cornicione e due altari in legno ad intaglio dorato, collocati verso il 1765 e decorati intorno al 1920 da Tommaso Da Rin. Il Tabernacolo della Madonnetta si trova a un chilometro dall'abitato, lungo la strada per Auronzo. Costruito nel 1780, fu rifatto nel 1928 per ospitare una riproduzione in legno della Beata Vergine di Loreto. La nuova chiesa parrocchiale è una costruzione recentissima, iniziata nel 1970 nel centro del paese, in Piazza IV Novembre. Ha pianta quadrata, con disposizione centrale dell'altare e sviluppo su due piani della parte destinata ai fedeli. Spicca agli occhi dei visitatori il simulacro della Regina del Rosario alla quale la chiesa è dedicata e che è sempre stata oggetto di venerazione.

(da Cadore.com)


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